Eccessivo come “Hedwig”, roboante come “Hair”, fastoso come “Moulin Rouge” e visionario come “The Wall”: “Across the universe”, ultima fatica di Julie Taymor (regista di “Titus” e “Frida”) è tutto questo e molto altro ancora.
La candida storia d’amore tra Jude e Lucy ha come scenario l’America degli anni ’60 che, con il suo corteo di sogni, lotte e guerre, si adagia dolcemente su un meraviglioso tappeto sonoro, composto da ben trentatré canzoni dei Beatles. Il risultato è quello di un musical insolito e sorprendente, fatto di scenografie fantasiose e circhi felliniani, in cui sceneggiatura e soundtrack si fondono insieme. La musica, di per sé invisibile e incorporea, riesce qui ad impadronirsi di colori, forme e sostanza, mentre le intramontabili hits dei “ragazzi di Liverpool” rivivono infuse di nuova linfa.
La regia di Julie Taymor, barocca ma non retorica, offre straordinari momenti onirici, guarniti da originalissime trovate che spaziano dal pop alla psichedelia con la naturalezza del sogno. Un sogno a tratti malinconico ma soprattutto vitale, denso, carnoso, proprio come le fragole che Jude inchioda, una per una, alla parete dalla camera. Il gesto, ovviamente accompagnato dalla celebre canzone “Strawberry Fields Forever”, rappresenta uno straordinario quanto insolito atto di ribellione, quello di un’America disillusa e stremata che vide cadere i propri sogni sotto le bombe del Vietnam.
La conclusione della vicenda non lascia spazio a dubbi: nei momenti più neri, sia della vita che della Storia di un Paese sconquassato dalla crisi, l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è l’amore. L’unico vero, estremo atto di ribellione che punta dritto al cuore.