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GOMORRA (ITA,2008)

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Regia: Matteo Garrone
Genere: DRAMMATICO
Durata: 110
Cast: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster
Tipo: Film per tutti
Trama: Potere, soldi e sangue. In un mondo apparentemente lontano dalla realtà, ma ben radicato nella nostra terra, questi sono i 'valori' con i quali gli abitanti della provincia di Caserta, tra Aversa e Casal di Principe, devono scontrarsi ogni giorno. Quasi sempre non puoi scegliere, quasi sempre sei costretto a obbedire alle regole del Sistema, la Camorra, e solo i piu' fortunati possono pensare di condurre una vita 'normale'. Gomorra e' un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci 'fresche', appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente 'sversate' nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere, ma testimoniano utopie farneticanti.

LE RECENSIONI


La recensione di Alberto Fornasier Voto del Redattore: 4

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Saviano e porta sullo schermo la realtà della camorra a Scampia, intrecciando varie storie tra loro: quella di un ragazzino che, fuori completamente dal mondo, non ha altri punti di riferimento e modelli se non i camorristi, due adolescenti che in tutta questa melma non hanno neanche la furbizia di riuscire a sopravvivere e mirano a diventare loro i boss della zona, due uomini che invece tentano di uscire dal giro e infine il “sottomarino”, quello che paga le famiglie dei camorristi e che vive in un mondo di stupida violenza nel quale tenta di salvare la pelle come può. Il tutto in mezzo alle architetture decadenti, fatiscenti, luride e da terzo mondo di un quartiere di periferia.

Rispetto a precedenti film come “L’imbalsamatore”, la direzione di Garrone è decisamente maturata, fabbricando così un prodotto di sicura dignità: i personaggi hanno tutti un loro spessore, il montaggio favorisce il ritmo, mai sottotono, e anche la sceneggiatura possiede un suo apprezzato afflato narrativo. L’approccio di Garrone perde finalmente la volontà di perdersi in pensieri ammantati da troppa retorica o psicologismo e invece punta direttamente al sodo e centra così il bersaglio.

P.S. Il mondo camorristico descritto dal film potrebbe non piacere ai romantici e non ha niente a che vedere con quello mitologico de “Il padrino”: l’immagine dei camorristi che ne viene fuori è quella di povera gente individualista, senza valori e senza altre aspettative nella loro meschina vita se non quella di fare soldi e di sprecare la propria esistenza in assolute nullità, una banda di bambini stupidi perfettamente a loro agio ed integrati in una società come la nostra, forse purtroppo non così dissimile dalla loro nei suoi principi fondanti…

I COMMENTI DEGLI UTENTI

Gomorra
Gomorra, secondo la tradizione biblica, è stata una delle cinque “città della pianura”, distrutte da Dio, a causa della corruzione dei suoi abitanti.
Oggi invece, Gomorra si trova nella pianura campana, ed è luogo della camorra, della corruzione e della criminalità. Oggi la parola Gomorra riecheggia nelle nostre orecchie, portata alla ribalta da Roberto Saviano, autore di un best seller venduto in trentadue paesi. E oggi, questo “viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, è diventato anche un film, un incredibile film.

Matteo Garrone, il regista, sceglie un taglio all’America oggi di Altman per impostare la sceneggiatura: cinque storie di vita e criminalità che si intrecciano sullo sfondo delle “vele” di Scampia, di Caserta e di Secondigliano.
Il piccolo Totò, con il padre in galera, distribuisce la spesa alle famiglie della zona. È un bambino adulto che, nonostante i suoi “vedremo”, si ritrova immischiato nella guerra tra clan.
Don Ciro (Gianfelice Imparato) è il ragioniere, colui che ogni settimana deve distribuire la pensione ai familiari di chi ha un parente morto o in prigione per aver servito la “famiglia”.
Franco (Toni Servillo), un imprenditore che gestisce lo smaltimento dei rifiuti tossici è aiutato dal nuovo collaboratore Roberto, un giovane con ideali diversi, che non vuole credere che “per salvare un operaio di Mestre debba morire una famiglia qui”.
Il sarto Pasquale, immischiato nel lavoro nero e con contatti con la mafia cinese.
Infine Ciro e Marco, due ragazzini fanatici di Toni Montana, che provano le scene di Scarface tra i casermoni abbandonati. Due giovani che si credono i più forti e decidono di sfidare il sistema.

“Questo non è un film di denuncia - afferma Garrone, - quanto piuttosto un film su una serie di temi universali presenti nel libro”. E nemmeno un docu-film alla Michael Moore, dove l’inviato, camera in spalla, intervista la gente che vive in quei luoghi. Qui cinque storie s’intrecciano, sei protagonisti, seguiti pari passo dalla camera a mano, ci rendono partecipi di un mondo sconosciuto, di una realtà quasi irreale.
La regia di Garrone è abile ed esperta, ricca di piani sequenza, long take e inquadrature in cui i protagonisti emergono, sfocati, dal fondo dello schermo.

Un film incredibile e angosciante. Un film crudo ma non intriso di violenza gratuita. Un film grandioso e sconvolgente che, anche se nato senza intento di denuncia, mostra al mondo che cosa si nasconde dietro una semplice parola: camorra.






15 - 06 - 08 - di: VIVIANA BONETTI - Nuovo CommentoNuovo Commento
Gomorra
Con la telecamera sparata sulle teste dei personaggi, a tallonare, letteralmente, la sua storia di infernale degrado (quartiere di Scampia, Napoli, Italia) Matteo Garrone impagina uno dei film più feroci mai apparsi, almeno nel normale circuito cinematografico. Con il vantaggio di una sceneggiatura già pronta (“Gomorra” di Saviano è l’exploit letterario del 2007) l’appena quarantenne regista sfodera una piglio (a livello tecnico e nella capacità di sfruttare gli ambienti “naturali”) che rimanda al miglior cinema recente. Il calore sociologico di Inarritu, l’inquietante penetrazione psicologica di Van Sant, l’italianità cattiva e visionaria di Sorrentino. E’ un film sui generis, al di là dei parallelismi possibili. Con un alto valore di documento, talmente attendibile da risultare imbarazzante. Gomorra si apre con un esecuzione plurima in un centro estetico che contribuisce immediatamente a far salire il tasso adrenalinico. E’ l’eterna guerra di potere fra clan e famiglie dove non si lesinano sangue e morti ammazzati. Le Vele, palazzaccio improbabile per una pacifica convivenza, in quel di Scampia (altro scenario di difficile contenimento sociale) nella città di Napoli (primato mondiale nel fatturato della malavita): un via vai di denaro sporco, droga, estorsione, usura, una babele infernale che Garrone esplora nei sui visceri e poi riprende in un piano totale dove il quartiere appare in tutta la sua imponente mostruosità. Potrebbe essere un tempio pagano brulicante di esseri che si agitano in gara con la vita. Toni Servillo interpreta, da par suo, un impresario dello smaltimento dei rifiuti, cinico, perfettamente inserito nel malaffare, come anche nel bussines ufficiale, di quello che sappiamo essere uno dei problemi capitali della città partenopea. Porta con sé un allievo “raccomandato” che impara presto ma sarà l’unico a prendere le distanze nel corso di una sequenza ad alto tasso simbolico dove Servillo rifiuta e fa gettare le pesche offerte da un’anziana donna. Frutti generati in quella terra contaminata che lui stesso contribuisce ad avvelenare facendo passare disinvoltamente rifiuti tossici nelle aree di smaltimento. Intanto un paio di giovani balordi che ha avuto qualche fortuna nei primi colpi, tenta l’escalation per prendersi una fetta della torta. Pestano i piedi a un boss e non andranno lontano. Un esattore fuori tempo massimo (Gianfelice Imparato) gira fra una clientela ormai ribelle a qualsiasi codice, il suo ruolo cede, tempi duri anche per quelli come lui. Fuggirà vigliaccamente in un mondo dove non possiede più alcun controllo in un’altra bella immagine che lo vede risalire da uno scantinato-garage verso la strada trafficata. Sotto un’altra carneficina, sopra un mondo apparentemente normale. Storie di inutile frenesia in un micro-cosmo (ma tanto micro non è) che sembra una trappola inespugnabile. Finisce nel sangue come inizia e lascia lo sconcerto, per quanto si possa già essere documentati dalla cronaca, che deriva anche e soprattutto dal non vedere una luce in fondo a questo tunnel. Il film di Garrone reclama conseguenze. Dibattiti sulle italiane miserie, considerazioni sulle sue qualità artistiche, scontri sul significato di fare cinema. Benvenga tutto.
20 - 05 - 08 - di: GIOVANNI CADILI RISPI - Nuovo CommentoNuovo Commento

 

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