E' profondamente innamorato del suo lavoro, il giovane regista Ivan Zuccon che presenterà ufficialmente in Italia, dopo l'incredibile successo americano, il prossimo 28 aprile alla Multisala Cinergia di Rovigo due sue pellicole horror di grande spessore quali “Bad Brains”con Emanuele Cerman, Valeria Sannino, Matteo Tosi, Kristina Cepraga, Walter D'Errico, Loana Gloriani, Lorenza Damiani, Cristina Vaccaro, Roberta Marelli e “Colours from the dark” con Debbie Rochon, Michael Segal, Marysia Kay, Gerry Shahanan, Eleanor James, Matteo Tosi, Emmet J. Scanlan e Alessandra Guerzoni.
Ivan com'è nato il tuo amore per il cinema?
L'amore per il cinema e in particolare per il genere horror nasce in me durante la fase post-adolescenziale. Prima di allora io ero molto spaventato dai film dell'orrore. Poi per vincere la paura mi sono obbligato a vedere molti films horror tutti in una volta, così in un giorno mi sono noleggiato tutti i film di Raimi, Carpenter e Fulci e mi sono fatto una maratona da incubo.
Alla fine la paura era svanita, e al suo posto è nato l'amore per il cinema del terrore.
Con quali parole descriveresti il tuo rapporto con esso?
Come tutti i grandi amori, questo mio rapporto con il cinema è a tratti idilliaco e conflittuale. Dipende dai momenti!
Mi rendo conto che ho scelto un settore così difficile e che la strada da percorrere spesso è piena di ostacoli.
In molti non mi crederanno, ma realizzare un film è una delle cose più faticose che ci siano.
La maggior parte della gente penserà che basti dire stop e azione ad attori e troupe ed il gioco è fatto, ed invece è come scalare una montagna, una fatica bestiale. Ma la fatica non mi ha mai spaventato, anzi! Del resto quando si prova un grande amore i sacrifici non pesano!
Una cosa è avere una passione, un'altra farla coincidere con il proprio lavoro. Tu come ci sei riuscito?
Lavorando... sempre!
Chiaro che per riuscire in questo settore devi dimostrare di avere delle qualità, ma se queste ci sono occorre solo perseverare, i risultati poi arrivano!
Sinceramente: quando hai capito di “avercela fatta”?
Non mi sento di dire di "avercela fatta" nel senso comune del termine.
Credo di essere riuscito ad ottenere risultati importanti ma la strada da percorrere per me è ancora lunga.
E la tua famiglia come ha accolto i tuoi primi successi?
La mia famiglia mi è sempre stata accanto. Senza di loro e senza il loro sostegno probabilmente non sarei riuscito a fare quello che ho fatto: gli devo molto.
Tu hai la fortuna di collaborare attivamente con Pupi Avati. Come l'hai conosciuto?
Collaboro con Pupi Avati ormai da più di dieci anni.
L'ho conosciuto attraverso il suo direttore della fotografia Cesare Bastelli. Cercavano un montatore per realizzare dei programmi televisivi per il satellite e hanno bussato alla mia porta.
Da allora non abbiamo mai interrotto questo sodalizio.
Che cosa ammiri particolarmente in lui?
La tenacia.
Mi identifico molto nella sua concezione di cinema e nel suo voler ad ogni costo esprimersi come autore.
Da questo punto di vista per me è un vero e proprio mentore.
E com'è sul lavoro?
E' come un capitano che dirige la sua nave, impartendo ordini alla sua ciurma.
Anche quando la nave attraversa le tempeste lui è sempre sul ponte ad affrontare la lunga traversata con impeto e grande energia.
Vederlo al lavoro è una esperienza totalizzante che mi ha fatto crescere come regista e mi ha insegnato molto.
La cosa più bella che ti ha insegnato?
Sul set, quando è ora di iniziare a lavorare, la prima cosa che faccio è pensare ad una frase che mi ha detto, uno dei più importanti e preziosi consigli che io abbia mai avuto.
Ricordo infatti che un giorno mi disse: "Ivan, quando arrivi sul set tu devi subito metterti al lavoro e partire: vedrai che tutti ti seguiranno."
Tu però stai camminando da tempo con le tue gambe... Attualmente sei al cinema con due film... Partiamo da “Bad Brains”..
Ho sempre considerato “Bad Brains" “ come uno psicodramma e ancor di più una storia d'amore estrema e intrisa di sangue.
Gli aspetti orrorifici nel film derivano esclusivamente dalle azioni dei due protagonisti che sono certamente shockanti, ma il film è raccontato con un occhio rivolto al dramma e non all'orrore.
È vero però che in questo caso dramma e orrore sono in qualche modo legati e il film di conseguenza diventa estremo e può di fatto considerarsi un film dell'orrore.
Il punto di vista in questo film è concentrato sui carnefici e non sulle vittime. Siamo abituati a raccontare e a farci raccontare storie di vittime, di perseguitati da killer, da mostri, da spettri ecc…, ma cosa succede se raccontiamo i drammi, le angosce, le paure, i fantasmi del passato di due serial killer?
Questo è l'aspetto più affascinante per me in “Bad Brains”.
E di “Colour from the dark”, che mi dici?
Parto dalla trama: durante l’esplosione della seconda guerra mondiale una famiglia sopravvive col lavoro svolto in campagna. Pietro e Lucia vivono nella fattoria con la giovane sorella di lei, Alice, affetta da gravi turbe psichiche.
Un tranquillo pomeriggio Pietro e Alice stanno prendendo l’acqua da un pozzo, finchè un lampo innaturale color porpora compare alla base di esso.
E’ solo l’inizio (e probabilmente la causa) di una serie di avvenimenti che flagelleranno la fattoria, trascinando gli ignari abitanti sino all’orlo della follia.
Quello che racconto in “Colour from the dark” è il violento delirio che esplode implacabilmente tra i membri della famiglia, in una inarrestabile deframmentazione della quotidianità.
Dopo una gioia apparente dovuta a fenomeni miracolosi (la guarigione della gamba di Pietro, Alice che riacquista il dono della parola, ndr) ed alla rigogliosa fioritura della vegetazione, si insinua uno strano sospetto quando, assaggiando le verdure, un retrogusto salato si stampiglia nel palato. Ed è solo l’inizio.
Quando il colore si infiltra nel corpo di Lucia, avvinghiandola nella morsa della follia e rendendola pericolosamente aggressiva, il decorso del morbo si rivela in tutta la sua ferocia, costringendo Pietro a segregare la donna in soffitta.
ll film inoltre vanta un cast internazionale, con una star del calibro di Debbie Rochon, una delle icone horror più celebri d'America.
Il film, (come del resto il suo successore "Bad Brains", ndr), che sta avendo un incredibile successo in America, sta arrivando solo ora in Italia. Come mai?
E' una questione di mentalità. I nostri produttori/distributori, cioè coloro i quali decidono cosa il pubblico italiano deve vedere al cinema o in televisione, preferiscono investire sui cosiddetti progetti sicuri.
Meglio un attore super famoso e una sceneggiatura schifosa piuttosto che un buon film con un cast di attori meno conosciuti anche se di grande talento.
Funziona così, conta più l'apparenza che la sostanza.
Questo vale ovunque, ma in Italia è molto peggio, perchè il mercato è piccolo e l'horror è ormai una nicchia che si rimpicciolisce sempre più.
Almeno all'estero esiste un mercato per i film di genere.
L'horror funziona sempre!
E' questo che i nostri distributori dovrebbero capire!
Se non erro è stata una pellicola molto impegnativa... Quali sono state le maggiori difficoltà che hai riscontrato durante la lavorazione?
Abbiamo effettuato le riprese principali tra Luglio e Agosto, per cinque settimane.
Sono stati giorni durissimi ma al contempo meravigliosi.
La prima settimana è stata in assoluto la più dura da superare.
Abbiamo girato in un vecchio e bellissima cascinale dove nel 1985 Tinto Brass girò il film "Miranda".
All'interno ci sono ancora dei pezzi di scenografia originali del film.
Dicevo che la prima settimana è stata la più difficile, non tanto per via del piano di lavorazione, o per via degli attori o altro del genere, ma per via di alcuni (in realtà molti) episodi strani che hanno drasticamente rallentato la produzione.
In pochi giorni abbiamo dovuto sostituire ben due cineprese HD che misteriosamente hanno smesso di funzionare correttamente.
La seconda macchina da presa addirittura si metteva a registrare da sola e si stoppava pure da sola, così all'improvviso. Fortunatamente la terza macchina non ha dato problemi.
Ma non è finita, entrambe le mie due automobili hanno subito strani ed improvvisi guasti meccanici: la prima ha subito una pericolosissima rottura ai freni, la seconda ha fuso il motore!
Potrei andare avanti a lungo, raccontando di altri incidenti a cose e alle persone, perchè ogni giorno ne succedeva una.
Eravamo allibiti! Dopo la prima settimana avevamo così tante scene da recuperare che abbiamo dovuto girare anche nei giorni di riposo.
Ad un certo punto la produttrice esecutiva del film (Roberta Marrelli) ha scattato alcune foto di scena e ha scoperto il volto del nostro misterioso ospite.
Spesso infatti, in mezzo al fumo che usiamo di scena sparandolo con apposite macchine, si formava sempre la solita faccia imbronciata. Da quel momento si è iniziato a pensare ad uno spettro o ad un poltergeist un po' dispettoso.
Anche Massimo Storari, il nostro supervisore ai visual effects, ha scattato foto un po' misteriose, una è poi pazzesca: Massimo ha fatto alcuni scatti a raffica e ha come ripreso una sostanza nera a forma umana che si sollevava dal terreno adiacente alla fattoria.
Una foto inspiegabile e veramente inquietante!
Comunque sia, dopo la prima settimana gli episodi strani sono lentamente diminuiti e alla fine ce l'abbiamo fatta!
Momenti di tensione ce ne sono stati?
A parte gli episodi inspiegabili di cui sopra no, direi di no.
O almeno nulla di veramente rilevante!
E di ilarità?
Certamente!
Come dicevo fare cinema è una esperienza faticosissima, ma a stemperare la fatica ci sono i momenti di puro divertimento.
In particolare nel cinema horror, dove spesso ci si imbratta di sangue finto, ci si ritrova a ridere a crepapelle per delle situazioni che sono al limite dell'assurdo.
Recentemente, assieme a tutto il cast, sei stato ospite de “Fantasy Horror Award “ di Orvieto. Che cosa ti ha colpito maggiormente di questa manifestazione?
E' stato un bel festival, con molti personaggi noti del mondo dell'horror. Personalmente mi ha fatto molto piacere incontrare di persona Mick Garris (il regista che di solito adatta per il cinema i romanzi di Stephen King, ndr).
Con Mick ho avuto molti contatti epistolari e quindi ci tenevo tantissimo vederlo finalmente di persona e stringergli la mano. Tra l'altro è un grande estimatore di “Colour from the dark “ ha speso molti apprezzamenti per il mio film, è questo per me è motivo di orgoglio.
Le pellicole che ti hanno colpito di più?
Un cortometraggio sulla fata dei denti di cui però mi sfugge il titolo.
Un bel lavoro, niente da dire, penso abbia vinto anche un premio.
E più in generale quali sono le pellicole horror che reputi i più grandi capolavori del cinema?
Il più grande horror mai realizzato è “Shining” di Stanley Kubrik.
E quello che ti ha deluso nonostante le buone aspettative?
Cerco di trovare delle cose buone in ogni film, ed anche in quelli brutti c'è sempra qualcosa che si salva.
In verità non mi sento di citarti un film che mi ha deluso in particolare, tuttavia posso dirti che i grandi nomi del genere horror, i registi storici, quelli ultimamente mi stanno deludendo un po'.
Ma non perchè realizzano brutti films, semplicemente per il fatto che fanno delle scelte più commerciali e meno personali.
Da un lato li capisco, non li biasimo per questo, ma da appassionato e da fan un po' ne sono deluso, ecco!
Un film horror che avresti voluto dirigere tu e perchè?
Mi capita spesso di vedere film meravigliosi e dire: "questo film l'avrei voluto dirigere io!".
La prima volta che mi è capitato è stato quando ho visto "L'Ultima Eclissi".
Un film sottovalutato ma bellissimo, con una struttura interessantissima piena di attacchi di scena.
Mi è accaduto anche con il film "Gattaca" e di recente sono rimasto incantato dal film "Ogni cosa è illuminata".
Ecco, quando vedo questi film meravigliosi, che toccano qualcosa dentro, che fanno vibrare delle corde emozionali, allora mi viene da dire che avrei voluto dirigerli io! Come vedi poi, non sono nemmeno tutti film horror, ma questo non vuol dire niente, a me piace tutto il cinema, mi piacciono tutti i generi e spero in futuro di poter dirigere un lungometraggio drammatico.
Infine: per quale motivo dovremmo accorrere al cinema a vedere “Colour from the dark”?
Perchè è un bel film, pensato per un pubblico variegato, fruibile anche da chi è appassionato di cinema in generale e non solo per i fan dell'horror.
Inserita il 26 - 03 - 10
laura gorini
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