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Corto Fiction 2008: in gara anche Enzo IachettiPRECEDENTE SUCCESSIVOIl NapoliFilmFestival rende omaggio a Cyril Collard
Cronache dal Napoli Film Festival #1
Cronache dal Napoli Film Festival #1
Il festival è iniziato da un paio di giorni senza grandi clamori. L’inaugurazione, l’inizio delle rassegne, i primi ospiti. Soprattutto poco pubblico. Mi addentro tra i cunicoli del Castel S.Elmo, sede dell’edizione 2008, incontrandovi poche facce senza tanto entusiasmo e un profondo silenzio, interrotto senza troppi clamori da flebili colonne sonore che arrivano dalle due piccole sale di proiezione, per gli eventi minori, che precedono l’auditorium. Il festival presenta, soprattutto nei lunghi pomeriggi di proiezioni, un’atmosfera spettrale. I primi due giorni sono stati caratterizzati dai film su alcuni miti greci (Medea, Le Trioane) elaborati soprattutto a teatro e dal passaggio del regista Julien Temple, in attesa delle serate più importanti che vedranno protagonisti Mario Monicelli, Toni Servillo, Alessandro Gassman, Willem Dafoe e Milos Forman.

Tuttavia una delle cose più interessanti, passata in una rassegna parallela, è stata la visione di “Mambo”, un film del 1954 di Robert Rossen con Silvana Mangano, Vittorio Gassman e Shelly Winters. Il film è proiettato in una saletta davvero piccola e con un audio difficile, a causa dell’eco che si produce tra le mura grezze del castello.Tuttavia questa visione resta suggestiva e per certi versi emblematica rispetto all’inizio di questo festival. C’è un pubblico formato da circa otto persone, motivate da una grande passione cinematografica, oppure passate lì per caso, gironzolando tra le varie sale in attesa d’altre visione. Alcuni critici d’arte affermano che non sono gli spettatori a guardare i quadri, ma sono invece questi ultimi a guardare gli spettatori arrivare, fermarsi ad osservare e poi scappare via. L’opera resta, mentre chi la osserva è sempre di passaggio. Mi domando lo sconforto di un classico del cinema nell’osservare così poche persone interessate alla sua riproposizione in un festival.

La storia raccontata in “Mambo” per certi versi si specchia nella sua mancanza di pubblico e narra le vicende di una bella ragazza veneziana, interpretata da Silvana Mangano, che fa una misera vita da impiegata per mantenere la sua povera famiglia e che se la fa con un uomo, interpretato da Vittorio Gassman, che tira avanti attraverso espedienti truffaldini. È la storia di una povertà che cerca un riscatto. È un dramma sociale dal punto di vista di una donna che combatte la propria miseria, morale e materiale, forse morale proprio perché materiale. Cerco di guardarmi intorno per capire il pubblico che mi circonda: una coppia di anziani, una studentessa, una signora di mezza età, forse un giornalista. Forse la storia del film è ancora attuale perché c’è ancora povertà e disagio. Forse il pubblico è così ristretto perché sono davvero pochi coloro che possono permettersi un intero pomeriggio al cinema. Bisogna lavorare per guadagnare e per campare. Purtroppo resta sempre poco tempo per rallentare, riflettere e divertirsi e non c’è mai un secondo per fare le tre cose contemporaneamente. Troppo pericoloso. La Giovanna della Mangano ci prova a rallentare il corso della sua vita infelice, cerca di riflettere su se stessa attraverso il suo lavoro di ballerina e insegue una gioia che sembra sempre sfuggirle. Tuttavia oggi sembra non avere pubblico, sembra lottare da sola.

Alla fine dello spettacolo le luci si riaccendono, esco dalla sala e giro per le altre sale ancora buie. In una si proiettano dei cortometraggi: una ventina di spettatori. Nell’auditorium un film italiano è seguito da una trentina di persone sperse tra seicento poltrone vuote. Nei corridoi ancora silenzio, diverse hostess con il programma in mano che osservano i pochi passanti: spettri, più ombre delle ombre del cinema.
Inserita il 11 - 06 - 08
Fonte: Roberto D'Avascio
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