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Cronache dal Napoli Film Festival #2
Cronache dal Napoli Film Festival #2
I fantasmi possono apparire improvvisamente, come fa il padre di Amleto chiedendo vendetta al figlio nella celeberrima tragedia shakespeariana, ma possono ancora scomparire del tutto. “I soliti ignoti” di Mario Monicelli presenta una platea completamente vuota. Incipit: un uomo ruba una macchina, viene beccato e portato in carcere, tuttavia professa la sua innocenza. Si cerca una “pecora”, qualcuno disposto ad auto-accusarsi e a pagare il debito con la giustizia in cambio di soldi. Mi guardo in giro: non ci sono “pecore”, oppure forse tutte queste poltrone vuote sono abitate da altre forme di carcerati, quelli che lo sono senza saperlo e che non possono venire a cinema.

Cambio di scenario: dall’America Hall mi dirigo al castello. Suoni da una sala dove si proietta “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli, sirene tragiche che attirano la mia attenzione, ma preferisco dirigermi verso lidi maghrebini, perché lì sono presentati una serie di cortometraggi che provengono dal bacino del Mediterraneo. Brevi storie di bambini, di madri in difficoltà, di chi non riesce a trovare l’amore. Ma anche storie di cinema, che raccontano la bellezza della sala. Soprattutto mostrando la meraviglia, quasi l’incanto che traspare dai visi di fanciulli turchi di Germania, che riflettono negli occhi brillanti le immagini che scorrono sullo schermo. Fanciulli che raccontano ad altri bambini quello che hanno visto a cinema, ma mimando tutto a gesti e non attraverso le parole.

Dalle dieci persone che assistevano ai corti si passa alle dodici che aspettano la proiezione di un film del regista Nae Caranfil, dal titolo imperdibile: “The rest is silence”. Le visioni della giornata sembrano tutte declinate sotto il segno del grande bardo inglese. Ma adesso siamo a Bucarest nel 1911 ed il film si apre su un funerale, quello di Ian Belcea, il più grande attore rumeno. Dialettica tra cinema e teatro. Il teatro è la grande arte drammatica, il cinema sta appena nascendo. Belcea aveva creato il suo capolavoro recitando “Amleto”, ma si scopre che ha lasciato una macchia nella sua carriera, perché ha scritto, prima di morire, un testo per il cinema. Il giovane Grieg Ursache, attore fallito e protagonista della vicenda, decide di realizzare un film da questo testo, che racconta con pomposa retorica nazionalista la storica vittoria rumena sui turchi che ha segnato l’indipendenza del paese. Comincia l’avventura. Grieg trova un mecenate amante dell’arte disposto a finanziare l’impresa, ma è ostacolato dal padre, famoso attore comico rumeno che mostra tutta la vergogna della tradizione scenica nei confronti della nuova arte. Si mettono in mezzo anche i francesi della Gaumont per soffiargli il film, ma Grieg si dimostra caparbio davanti ad ogni forma di avversità. Le riprese iniziano. Difficoltà di organizzazione, poi atmosferiche, poi d’amore. Ma, tra mille vicende, il film va avanti e viene completato. Ma ancora nulla è davvero accaduto perché il film si dimostra un fiasco, nessuno vuole comprarlo; ma poi arriva l’inaspettato successo, scoppia la guerra, il triangolo amoroso tra regista, produttore ed una attrice si complica vertiginosamente…

Il film termina con l’occupazione tedesca della Romania nel 1916, i funerali di una grande attrice del teatro rumeno che aveva avuto il coraggio di partecipare al film ed un grande rogo in cui scompare la pellicola. La passione fa bruciare l’immagine. Quello che viene dopo non può essere che silenzio. Esco dalla sala, pensando alla cattiva fame di cui godono oggi i rumeni. Penso al rogo dei campi rom di Ponticelli e alla necessità di filmare la storia, anche quella del cinema. Nell’altra sala ormai Romeo avrà completato il suo suicidio, seguito dalla bella e appassionata Giulietta. Anche lì c’è silenzio.
Inserita il 12 - 06 - 08
Fonte: Roberto D'Avascio
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