Finalmente, un lavoro serio, che ha un sapore di artigianale, che non è smorto come fatto in serie, ma che ha la consistenza del prodotto fatto a mano, del tavolo di legno massiccio: finalmente, sorprendono (piacevolmente) le parole, i dialoghi, gli sguardi, i gesti, mai abbozzati, inespressivi o inutili. I vari personaggi, tutti singolarmente diversi a volte in maniera anche accesa, aprono loro stessi alla storia, non se ne tengono distaccati facendosi guidare dalla regole di una Legge distante, ma la arricchiscono della loro vita, la animano, la fanno propria e le danno infine un loro, vivo significato.
Una cosa dunque colpisce molto del film ed è lo spessore: “12” ha diversi spessori e, se porta il carico di tutte le assurdità successe tra Russia e Cecenia, che ispessiscono la storia principale, quella di un ragazzo ceceno accusato di omicidio e di una giuria popolare (12 persone) che deve decidere il verdetto, è proprio lo strato più profondo quello che sembra imporsi di più, quello dell’anima dei russi. Suona come un solito ritornello, ma pare proprio che parlare di russi comporti fin troppo spesso parlare di anima: il film risulta infatti continuamente supportato da uno spessore di dialogo, di intenzione e di vita, che aggiunge alla drammatica vicenda una portata quasi simbolica dell’anima del popolo russo.
Inserita il 11 - 06 - 08
Fonte: Alberto Fornasier
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