Brillante e divertente, la commedia d’esordio di Cherie Nowlan racconta le vicende della strampalata famiglia Dwight, e ottiene il premio del pubblico al Sundance Film Festival.
La madre Jean (Brenda Blethyn) si accorge, alle soglie della mezza età, che la sua carriera come attrice comica, mai decollata a causa del trasferimento dall’Inghilterra all’Australia, ora è completamente finita. Dopo il lavoro alla mensa e le lezioni di canto impartite nella sua casa si ritrova ad esibirsi al Clubland, un locale cabaret fuori Sidney. Divorziata e sola, riversa tutte le sue preoccupazioni e i suoi problemi sui due figli, accusati di essere il motivo della fine della sua carriera.
Mark (un bravissimo Richard Wilson), il figlio maggiore, nato con problemi mentali, è obbligato dalla madre, che lo ritiene “uno spastico”, a trascorrere le sue giornate in casa.
Tim invece (l’esordiente Khan Chittenden ), ha appena avviato un agenzia di traslochi, in società con la madre; è un ragazzo timido, di poche parole, che ha sempre vissuto all’ombra di Jean (definita acutamente una “maniaca del controllo bisognosa di una standing ovation anche quando va al bagno”).
Durante uno dei suoi lavori Tim incontra Jill (Emma Booth) e se ne innamora. La loro storia travolgerà l’intera esistenza, già poco stabile, della famiglia Dwight: piccoli eventi drammatici si susseguono fino al climax finale, in cui vediamo riuniti tutti gli strani personaggi che hanno avuto un ruolo nella vicenda.
Un film romantico, triste e vero che parla del rapporto tra madre e figlio ma non solo. La pellicola tocca i temi delle prime esperienze sessuali, della rinuncia alla carriera per amore dei figli e, in particolare, quello dell’accorgersi del passare del tempo.
Il finale, sulle note di Nutbush City Limits (registrato con l’aiuto del bassista dei Jamiroquai) forse è un po’ scontato, ma lascia lo spettatore con il sorriso sulle labbra.
Inserita il 12 - 05 - 08
Fonte: Viviana Bonetti
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