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NOI DUE SCONOSCIUTI Voto del Redattore: 4
NOI DUE SCONOSCIUTI

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Che Benicio del Toro si stesse trasformando da bravissimo attore in mostro sacro (viene in mente Marlon Brando fra gli altri), anche qualora non avesse avuto il riconoscimento della Palma d’Oro a Cannes con l’intepretazione del film sul CHE, lo dimostrerebbe senza ombra di dubbio il difficilissimo ruolo da lui magistralmente recitato nell’ultimo film di Susanne Bier, Things we lost in the fire (titolo originale della pessima, libera “traduzione”, Noi due sconosciuti), distribuito in Italia da Teodora Film. Una coppia felicemente sposata con due stupende bambine abita in una bella casa costruita dal marito, Brian Burke (David Duchovny), architetto di successo innamoratissimo della moglie Audrey (Halle Berry) ed adorato a sua volta dalla famiglia. Abilmente la regista danese Bier (Non desiderare la donna d’altri, Dopo il matrimonio) indugia, nelle prime scene del film, ad evidenziare l’opulenza e la gioia affettiva di un nucleo familiare che, di lì a poco, verrà travolto da tragici eventi inattesi. Gli scandinavi eccellono, ed il film non si sottrae a questa fama, nel coinvolgere lo spettatore disegnando atmosfere apparentemente sospese ma cariche di attesa, pronte a svelare misteri, calamità, rivelazioni. Brian, nonostante le proteste della moglie, non ha mai abbandonato un amico di vecchissima data, Jerry (Benicio del Toro), ex-avvocato eroinomane, tentando nel tempo, ma senza successo, di farlo uscire dal tunnel della droga. Quando il gioco del destino si compirà, sarà proprio il tormentato Jerry, in uno scambio di mutuo aiuto, ad offrire ad Audrey un sostegno insostituibile che darà modo ad entrambi di riflettere sui propri comportamenti e rigidità ed uscirne definitivamente trasformati. I temi cari alla regista sono tutti presenti, benché la cifra del film risulti nel complesso più intimista: il superamento delle differenze sociali e culturali; l’importanza di aprirsi agli altri oltre apparenze e stereotipi; l’insospettabilità del bene e del male; l’opportunità che ciascuno può rappresentare per l’altro; la necessità di non cedere all’indifferenza. Già diventata cult la scena durissima della crisi d’astinenza di Jerry-Benicio, girata in quadri sequenziali distinti, con luci via via differenti che accompagnano il variare degli stati fisici ed emotivi dei protagonisti. Un tocco di stile è dato, infine, dai personaggi di contorno: il vicino di casa, il fratello di Audrey, la ragazza del gruppo di auto-aiuto contro le dipendenze, piccoli tasselli che compongono un mosaico di grande valore, da non perdere.
Inserita il 30 - 06 - 08
Fonte: Elisabetta Colla

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