Anche chi ha poca esperienza di ‘cartoni animati’ sente affermare che generalmente quelli giapponesi sono caratterizzati da una certa violenza o meglio si potrebbe dire che sono figli di un’altra mentalità, quindi diversi.
Ciò non vale per il dolcissimo film “Ponyo sulla scogliera” di Hayao Miyazaki (Tokyo 1941), sceneggiatore, produttore e soprattutto autore di fumetti e cinema d’animazione che in Oriente è considerato uno tra i modi di fare cinema alla stregua degli altri e quindi anche per gli adulti. Questa è una delle ragioni, oltre al predominio mondiale della Walt Disney, della tardiva conoscenza in Occidente di Hayao Miyazaki dal viso bonario e dallo sguardo aperto.
Oggi, una sua nuova creatura è entrata nel circuito dei film in programmazione per deliziare i piccoli con una pesciolina rossa, Ponyo, i cui teneri grandi occhi conquistano Sosuke, un bimbo di cinque anni che giocando sulla spiaggia rocciosa della scogliera, su cui è arroccata la sua casa affacciata su Inland Sea, la estrae da un barattolo di vetro salvandole la vita e ponendola responsabilmente in un secchiello verde per proteggerla.
Così cominciano i guai per il tranquillo villaggio in riva al mare che si trova coinvolto nel terribile contrasto tra lo strano ed enigmatico Fujimoto - una sorta di Nettuno dotato di mezzi ultramoderni, padre/stregone della pesciolina che desidera ardentemente diventare umana non per mangiare il prosciutto di cui diventa ghiotta, ma per vivere con il proprio ‘amore’ - e l’adorabile Ponyo aiutata dalle sorelle e dalla madre, la Gran Mamare anche Madre del Mare.
Il caos si sprigiona dal fondo degli abissi - e come non pensare alla dimestichezza che hanno i Giapponesi con i fenomeni sismici - in un crescendo di pathos che ha coinvolto i piccoli spettatori che hanno assistito allo spettacolo con me preoccupati per la sorte dei protagonisti.
Riusciranno i nostri innocenti eroi a sedare la Natura sconvolta e a riportare pace e armonia?
Una favola, lieve per la levità dei protagonisti, con elementi di irrazionalità, magia e mistero che vanno lasciati fluire senza disquisizioni di carattere razionale capaci di togliere poesia e fascino a un racconto adatto anche ai grandi: un mix ben equilibrato tra realtà e fantasia, fra Oriente e Occidente.