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RICATTO D'AMORE Voto del Redattore: 3
RICATTO D AMORE
L’inizio richiama la storyline de “Il Diavolo veste Prada”: Margareth, donna manager newyorkese (Sandra Bullock) con tacchi altissimi e borsa firmata (Prada, of course), soggioga l’assistente con ordini vari e gli immancabili cappuccini al mattino. Con l’aggravante che l’assistente, a questo giro, è un Lui. Gaudio per le femministe, che vedono finalmente un segretario (Ryan Reynolds è Andrew) al servizio della donna di potere e gaudio (?) anche per le schiere di giornalisti ancora in gavetta, che vedono la conferma che per ritagliarsi un posto in redazione bisogna scendere a patti.

In questo caso però la Donna di Potere sta per essere rimpatriata in Canada, il che equivale alla perdita della poltrona. Come fare? Idea e ricatto: costringe l’assistente, che la odia, a sposarlo. Matrimonio lampo, divorzio immediato ma gavetta finita, beato l’assistente-aspirante-redattore. Ma la storia ovviamente non finisce qui. I controlli anti-frode li perseguitano e la fasulla coppietta deve aggirare il problema, fingendo di essere veramente innamorata e provando che si conosce alla perfezione. Lui la porta in Alaska dalla bizzarra famigliola che non vede da tre anni (ferie ripetutamente negate) e Margareth deve fare i conti con un microcosmo completamente nuovo e per lei assurdo.

Tra nonne bizzarre e aquile che rapiscono cagnetti (esilarante!), l’algida Margareth scopre che un assistente è in fondo anche un uomo e in un weekend imparerà a conoscerlo più di quanto non abbia fatto in tre anni di lavoro gomito a gomito.

Finale un po’ scontato, ma il film diretto da Anne Fletcher (Step Up, 27 volte in bianco) è spassoso e scorre veloce e leggero. Bello ritrovare nei panni della mamma di Andrew la brava Mary Steenburgen (era Clara, la maestrina di Ritorno al Futuro 3). Sandra Bullock è a suo agio nel ruolo e per la prima volta mostra un nudo quasi integrale; Ryan Reynolds che bellissimo non è (in fondo vuol fare il redattore…), convince e piace.

Purtroppo il titolo è, ancora una volta, tradotto in modo indecente. Era così difficile lasciarlo in edizione originale come “The Proposal”?
Inserita il 27 - 08 - 09
Fonte: Fabienne Agliardi
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