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Dalla Penna alla Pellicola
Le trasposizioni cinematografiche di opere letterarie.

La Rubrica è curata da Alessandra Cirillo.
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I LOVE SHOPPING
I LOVE SHOPPING
L’ennesimo caso fortunato che vede una pellicola consacrare un’opera letteraria. I love shopping però, è quello che nel settore si definisce tratto da. E questo perché il film non è assolutamente fedele alla sua versione originale. Si tratta infatti di una relazione, quella tra pagina e pellicola, meno stretta del solito. Come la maggior parte dei film che rientrano nella categoria tratto da, anche questa pellicola traspone solamente i momenti chiave del romanzo. Libro e pellicola raccontano una storia, organizzano una serie di avvenimenti e hanno degli elementi in comune, a cominciare dai nomi dei personaggi e dal problema che affligge la protagonista Rebecca. La storia cinematografica tuttavia, si sviluppa in modo meno aderente al testo. La dimensione narrativa del film si snoda attraverso azioni diverse e originali. Dai due romanzi best-seller di Sophie Kinsella si salva lo scheletro di I love shopping, per realizzare un film moralistico e modaiolo. I lussi e le marche del romanzo sono arricchiti dall’arte cinematografica attraverso negozi, abiti, accessori e affascinanti manichini che parlano e consigliano Rebecca durante i suoi acquisti. Uno stile, un’effervescenza e una versatilità superiori alla vita immaginifica di carta di Rebecca. Eppure, l’obbiettivo del regista P.J. Hogan è quello di mostrare il percorso di una giovane newyorchese letteralmente succube del concetto di apparire, che di fronte al suo totale fallimento, reagisce e diventa adulta. Finalmente impara a riconoscere cosa sia veramente importante, tra un vestito per una diretta televisiva e uno per fare da damigella d’onore al matrimonio della propria amica del cuore. Nel romanzo questi lati morali, questa crescita sono, al confronto, solo accennati. Rebecca non sogna di lavorare per una rivista di moda, né deve parlare in finlandese durante un party, e non svela il suo problema con la banca, bensì estingue il suo debito, grazie ad un nuovo lavoro. Dalle pagine di Sophie Kinsella si respira un forte senso di ottimismo. L’analisi dunque che P.J. Hogan vuole fare è sul carattere di Rebecca. Vuole fornire una prospettiva utile allo spettatore per comprendere il giusto senso della vita. Laddove Rebecca lavora già per una rivista di risparmi e finisce per avere una rubrica televisiva, il film opta per farla arrivare casualmente alla rivista di risparmi perché ambisce alla moda, per dimostrare che il suo miglior investimento è stato non il sogno bensì la concretezza del lavoro. Fare shopping per Rebecca è l’unico modo per essere contenta del mondo che la circonda. Alla fine del film invece, capirà che può esserlo anche senza fare acquisti in modo compulsivo. Basta essere sinceri, cominciando da sé stessi. Rebecca, il cui personaggio è fedele al cuore e alle tematiche del romanzo, vendendo i suoi abiti, si spoglia fisicamente e spiritualmente dei propri vizi e preconcetti. Finalmente libera dalle negatività viene premiata dall’amore, facendo comunque l’occhiolino a degli stivaletti di marca. Il gusto che contraddistingue una donna rimane sempre.
Inserita il 02 - 03 - 09
Fonte: Alessandra Cirillo
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