E' scomparso oggi il Billy Wilder italiano, il padre della commedia all'italiana che così definiva "Una fusione di dolceamaro, un genere di film divertenti che allo stesso tempo dicevano qualcosa su un particolare momento della società italiana. Erano tutti film di critica sociale e di costume, ma non li abbiamo fatti con la consapevolezza, con la premeditazione, con l’idea di lanciare il famoso messaggio: anzi, direi che una delle qualità della commedia all’italiana era proprio quella di scartare il messaggio premeditato, che era invece la grande preoccupazione di autori più nobili… e più noiosi"
Narrare chi l'Italia in quasi settant'anni di felice carriera ha raccontato con sguardo acuto, sarcastica intelligenza, progressiva immedesimazione in una realtà che sapeva catturare nei suoi continui mutamenti non è impresa facile.
La scomparsa di Dino Risi non stupisce come potrebbe, ma il vuoto che lascia sbigottisce.
Fortunatamente l'oggi lascia intravedere all'orizzonte nuovi e felici interpreti del nuovo, eredi più o meno fedeli al Maestro.
Interpreti della nuova commedia all'italiana. Graffiante è forse il termine che meglio interpreta quello che Dino Risi ha significato.
Inizia la sua gavetta cinematografica come assistente di Mario Soldati per Piccolo mondo antico nel 1940 e poi come aiuto di Lattuada in Giacomo l'idealista nel 1942. In quegli anni collabora anche alle sceneggiature dei film Anna di Lattuada (1952), Totò e i re di Roma (1951) di Steno e Monicelli e Gli eroi della domenica di Camerini (1952). Dopo una serie di cortometraggi (il più famoso è Buio in sala) si trasferisce a Roma nel 1952 e realizza il suo primo lungometraggio di finzione: Vacanze col gangster. Nel 1953 realizza Paradiso per tre ore, episodio del film Amore in città (gli altri episodi sono firmati da Antonioni, Fellini e Lattuada), cimentandosi per la prima volta in un genere di cui diventerà specialista per tutto il decennio successivo. La commedia di costume venata di sottile amarezza comincia a delinearsi nel 1955 con Il segno di Venere. Dello stesso anno è anche la realizzazione di Pane, amore e..., terzo capitolo della saga iniziata da Comencini, nel quale recita una meravigliosa Loren e che ottiene un grandissimo successo. Il 1956 è l'anno della svolta decisiva di Risi: con la realizzazione di un film da lui scritto e diretto apre la strada ad un nuovo genere capace di trasformare il neorealismo in commedia all'italiana. Il suo Poveri ma belli racconta le vicende di un gruppo di giovani romani piccolo borghesi alle prese con le prime storie d'amore. Per questo film Risi scopre dei giovani attori sconosciuti come Renato Salvatori, Maurizio Arena e Marisa Allasio. La formula fu replicata nei due seguiti Belle ma povere (1957) e Poveri milionari (1959). Il passaggio dal film "leggero" alla satira avviene con Il vedovo (1959), storia dei tentativi di un piccolo industriale (Alberto Sordi) che per fare fronte ai debiti tenta di uccidere la moglie per intascarne l'eredità. Il sodalizio con Sordi trova la sua migliore espressione con il film Una vita difficile (1961). Negli anni seguenti sotto la sua regia nasce la coppia Gassman-Tognazzi impegnati in una serie di film mirati via via a smascherare i luoghi comuni del popolo italiano (I mostri, In nome del popolo italiano). La collaborazione con Gassman è stata sicuramente la più duratura nella carriera di Risi, con ben quindici film in comune. Da Il mattatore del 1960, a Il sorpasso (1963), da il successo sempre dello stesso anno, a Il tigre (1967), da Il profeta (1968) fino a Profumo di donna (1974), film che ottiene due nomination all'Oscar. Gli ultimi film girati con Gassman sono I nuovi mostri (1977), Caro papà (1979) e Tolgo il disturbo (1990). Negli anni Sessanta Risi si specializza nei film a episodi , dirigendo i più grandi attori italiani (Manfredi, Vitti) e raccontando sempre piccole storie della vita italiana. Nel 1970 realizza La moglie del prete interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni e nel 1973 Sessomatto con Giancarlo Giannini e Laura Antonelli. Il cinema ed il fascismo sono i temi centrali di Telefoni bianchi(1975). L'anno successivo realizza un thriller psicologico Anima persa, tratto da un romanzo di Gianni Arpino e nel 1977 La stanza del vescovo da un libro di Piero Chiara. Del 1978 è il film Primo amore con Ugo Tognazzi, storia di un amore irraggiungibile. Nel 1993 il Festival di Cannes gli dedica una retrospettiva delle sue quindici opere più significative.
E' del 2003 il Leone d'Oro alla carriera.
Cinema in salotto lo vuole ricordare con un suo film particolare, bellissimo e troppo presto dimenticato. Ancora una volta un "dalla letteratura al cinema": Il "BUIO E IL MIELE", dell'altrettanto graffiante interprete della quotidianeità Giovanni Arpino, che per Dino Risi diventa un conturbante
Profumo di Donna
"C'era un grosso moscone dorato che ronzava lungo la finestra del pianerottolo, i muri odoravano di tinta fresca, con una virata improvvisa il moscone mordendo felicemente l'aria individuò lo spiraglio tra i vetri socchiusi, sparì. Mi affacciai anch'io per buttare la cicca. Il cortile sotto era deserto, due magre spanne di cemento nel sole di fine agosto. Più lontano, il verde consunto delle colline oltre il fiume sfumava in un cielo opaco."
- DAVID DI DONATELLO 1975 PER LA MIGLIOR REGIA A DINO RISI, MIGLIORE ATTORE A VITTORIO GASSMANN.
- CANDIDATO ALL'OSCAR 1975 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO.
- PREMIO PER MIGLIOR ATTORE A VITTORIO GASSMAN AL FESTIVAL DI CANNES 1975.
- PREMIO CESAR PER MIGLIOR FILM STRANIERO.
Cast
Vittorio Gassman, Alessandro Momo, Agostina Belli, Moira Orfei, Torindo Bernardi, Lorenzo Piani, Elena Veronese, Franco Ricci, Stefania Spugnini, Alvaro Vitali
Regia
Dino Risi
Sceneggiatura
Ruggero Maccari, Dino Risi
Produzione:
Pio Angeletti (Produttore)
Adriano De Micheli (Produttore)
Montaggio:
Alberto Gallitti
Fotografia:
Claudio Cirillo
Scenografia:
Lorenzo Baraldi
Costumi:
Benito Persico
Musiche:
Armando Trovajoli
Data di uscita
1974
Genere
Commedia
Il capitano Fausto, protagonista del libro, l’ufficiale che per un incidente di pace e non di guerra ha perso la vista e una mano, è un Achab senza Balena Bianca, prigioniero di un mondo nero, un Ulisse senza Iliade, al quale resta la possibilità di una piccola Odissea (una settimana, cinque più due come si dice nel gergo delle caserme), tra Genova e Roma, con tappa conclusiva Napoli dove lo attende (proprio a Napoli, la città del sole) un appuntamento con la morte.
Dino Risi consegna con rara maestria il personaggio a un Vittorio Gassmann in stato di grazia che al capitano dà corpo anima ombre e chiuse mestizie. E' un'Italia tra la fiducia della ricostruzione e le ombre di una disfatta inconclusa quella che nel viaggio "per sfuggire ad altro viaggio" il regista descrive tenuto per mano dalla sceneggiatura dell'autore stesso e la caustica e indifferente risposta alla vita che chiama ma che non può smettere di urlare la sua esigenza di imporsi nel buio della vita.
Sara ha le forme morbide di una giovanissima Agostina Belli, donna e decisa, testarda e risoluta a rompere il muro di forzata indifferenza del suo unico amore.
Una storia di fedeltà, lealtà, onestà.
Una storia di cui abbiamo ancora bisogno.
La versione americana con un pur bravo Al Pacino è il migliore alloro tributato al compianto Risi: intagliato nell'accetta il primo, con una finezza psicologica che è il vero tratto distintivo di Risi il nostro.
E' morto il Re W il Re!
Critiche significative
Profumo di donna
È, con poche varianti di sostanza, Il buio e il miele, uno dei romanzi più secchi, più incisivi e nello stesso tempo più lirici di Giovanni Arpino. Suo protagonista è un ex ufficiale torinese, Fausto G., quarant’anni, impetuoso, spavaldo, un po’ dandy, che per l’esplosione di una granata durante le manovre ha perso la vista ed una mano ed ora vive rintanato e incupito, affidato alle cure di una vecchia zia e di soldati che, a turno, gli fanno da attendenti. Nell’incidente è rimasto cieco anche un altro ufficiale che adesso vive a Napoli più o meno nelle stesse condizioni dell’altro ed ecco che Fausto, oppresso da quella vita al buio, si accorda con lui per farla finita. Si mette in viaggio per Napoli, con il soldato di turno (che, come tutti gli altri, ha battezzato “Ciccio”) e, dopo una sosta a Genova, per concedersi una donna di strada, ed una a Roma, per salutare un cugino prete, si presenta in casa del collega, pronto a mettere in atto il progetto comune. Ma a Napoli c’è Sara, una ragazza che lo ama da quando era bambina, una tempra forte, quasi testarda, pronta a vincere il suo orrore di ispirare solo pietà per potersi unire a lui tutta la vita. E quando i due ufficiali, pur tenendo fede al patto reciproco, falliranno i loro colpi e si ritroveranno di nuovo vivi ed al buio, Sara, con il suo amore, riuscirà a proporre alla disperazione di Fausto un’alternativa di speranza: un’esistenza accettata “meglio” perché a due.
Il film, diretto da Dino Risi, che lo ha scritto in collaborazione con Ruggero Maccari, segue passo passo il romanzo: per prima cosa presentando a tutto tondo quel personaggio aggressivo, duro, quasi violento, con quel suo carattere inasprito dall’infermità, ma tutto teso, orgogliosamente, a non farsene determinare; poi seguendolo in quel viaggio misterioso, il cui vero scopo è taciuto fino all’ultimo, ed illustrandone le tappe (esattamente come nel testo) attraverso le reazioni dell’attendente che ha la funzione letteraria del narratore-testimone coinvolto nell’azione; quindi, superata la suspense di quel progetto suicida, opponendo Fausto, anche più disperato dopo il fallimento della sua impresa, all’innamoratissima Sara, decisa a offrirgli a tutti i costi una parvenza di salvezza. Una salvezza che in Arpino era solo possibile (per merito di un finale sospeso e un po’ enigmatico che, con asciutto lirismo, lasciava aperta anche l’ipotesi di un ripensamento di Fausto e di una nuova sconfitta di Sara) e che nel film, invece, è data per certa in un clima un po’ troppo romantico, come romantico e sentimentale è diventato il personaggio di Sara, svuotato degli accenti eroici e tutti spigoli che aveva nel romanzo.
Se questa, però, è la variante meno positiva (cui si debbono aggiungere sesso e turpiloquio gratuitamente inseriti qua e là, a cominciare dal titolo) il resto è, come poche volte, fedele non solo alla lettera, ai dialoghi e alle strutture dell’autore letterario, ma anche al suo spirito, con risultati quasi sempre felicissimi e degni del Risi migliore (Il sorpasso, Una vita difficile). Nel ritratto incisivo del protagonista, ad esempio, e specie nella prima parte, nel disegno colorito e marcato dei suoi scontri con gli altri, a cominciare da quello con il cugino prete in cui, pur non tradendo Arpino, i graffi, l’irrisione e la beffa a danno dell’interlocutore sono sostituiti da una lacerante e drammatica desolazione interiore a carico del protagonista (per anticiparne, in cifra, l’angoscia). Senza dimenticare le bellissime immagini che mettono Ciccio a confronto con la bimbetta figlia della prostituta genovese: giocate tutte con silenzi e sguardi così intensi che non fanno rimpiangere i dialoghi, pur amarissimi e scarni, della pagina scritta.
La condizione eccezionale di quel protagonista, però, e le sue cupe dimensioni di caso limite esemplare in equilibrio fra disperazione e sarcasmo, non avrebbero di certo trovato fino in fondo la loro degna rappresentazione drammatica senza Vittorio Gassman, impegnato qui in una interpretazione che è forse tra le migliori, se non addirittura la migliore, della sua lunga carriera cinematografica, in linea con il suo passato di attore teatrale in coturni. Ringhioso, bizzarro, irruente, ora iracondo anche a causa del vino, ora rabbioso per la cecità, sa spesso concentrarsi anche in un fondo, muto dolore sfiorando con terribile mimica tutte le gamme dello sconforto, trascorrendo dal furore al terrore, dall’ansia al più desolato tormento; e cimentandosi anche, senza ricerche naturalistiche ma con effetti concreti, nel gioco degli occhi immobili e ciechi, per sostituire, al cinema, quel volto che, nella pagina di Arpino “senza più il riparo degli occhiali, si rivelava la maschera d’un massacro”. Una presenza davvero determinante per la meditata compiutezza del film.
La fotografia, con sprazzi lirici (e lividi al momento voluto), è di Claudio Cirillo. Le musiche sono di Armando Trovaioli: gonfiandosi un po’ nel “lieto fine”, ne accentuano quei romanticismi da cui la conclusione non definita ed incerta di Arpino era riuscita a tenersi lontana
Gian Luigi Rondi
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Dino Risi è un grandissimo regista. L’ho scritto spesso e convintamente lo ribadisco oggi parlando di questo film, girato più di vent’anni fa. Era una storia bellissima, estratta da un romanzo di quel genio dimenticato che era Giovanni Arpino. Il libro si chiamava Il buio e il miele ed è una storia di un militare diventato cieco, della sua disperata vivacità, della poesia tragica della voglia di vivere, comunque, a ogni costo. Vittorio Gassman è il protagonista, in linea con i grandi personaggi con i quali aveva, negli anni precedenti, attraversato la miglior commedia italiana. E un uomo un po’ cialtrone e un po’ aggressivo, pieno di emozioni che lo riempiono, carico di umori che gli passano sul viso. Che racconta tristezze ed entusiasmi con la stessa limpida velocità di due occhi espressivi. Con lui c’è Alessandro Momo, che era stato già protagonista di Malizia di Salvatore Samperi, che poi sarebbe morto, come un prosieguo reale del tono mesto e inquietante del film. Caso raro per un prodotto italiano, il film ha avuto poi un remake americano: Scent of a woman con Al Pacino, che è stato un trionfo al botteghino. Vittorio Gassman disse che avrebbe preferito, come protagonista, uno come Jack Nicholson, che, racconta Gassman, era entusiasta del film di Risi. Aveva ragione, come potrete verificare oggi.
Walter Veltroni
DVD
Ci sono solo tre copie di DVD attualmente in vendita e sono tutt'e tre spagnole.
Probabilmente presto ci sarà un'edizione italiana. Ce lo auguriamo.
Perfume De Mujer (Profumo Di Donna) (1974)
Starring: VITTORIO GASSMAN, AGOSTINA BELLI Director: DINO RISI
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Format: DVD
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Product Details
* Actors: VITTORIO GASSMAN, AGOSTINA BELLI, ALESSANDRO MOMO, FRANCO RICCI, MOIRA ORFEI
* Directors: DINO RISI
* Format: Import, Full length
* Subtitles: Spanish, Portuguese
* Region: Region 1 (U.S. and Canada only. Read more about DVD formats.)
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Inserita il 07 - 06 - 08
Fonte: Maria Laura Platania
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