Tutte le volte che percorro il sentiero dei casting televisivi, per la ricerca di volti nuovi, mi soffermo a pensare al concetto giusto da esprimere parlando di ricerca di “freschi talenti”, o molto più dettagliatamente di quello che si vuole ritrovare, o ricopiare.
“ Veline” pagina notissima di canale 5 ormai definitivamente incoronato programma estivo, ha la facoltà “ incapace”, grazie a una giuria propriamente designata al ruolo, di valutare lo stretto legame fra chi si presenta e le veline passate, senza capacità alcuna di avvertire bellezze o imperfezioni, dove langue la particolarità e le finezze si smussano tra zeppe e cattivo gusto riconosciuto.
E’ evidente che è seriamente slittato il concetto di eterogeneità della specie puntando i riflettori soltanto sulla omogeneità e l’archetipo di donna televisiva che abbiamo fortemente voluto in questi anni.
La mora e la bionda diventano soltanto per definizione due modelli unici alla quale ispirarsi basati sulla non alternativa. Senza via di scampo, le veline fino a che morte del programma non giunga, per tutta la vita dovranno essere contro ogni nuovo progetto di innovazione. Stessa altezza, stessi capelli stesse labbra particolarmente ritoccate insieme ai seni sapientemente gonfiati che al suon della musichetta di sottofondo zampettano senza luce propria, ma sotto il riverbero delle altre edizioni che hanno proposto un modello di ragazza immaginario e fittizio.
Esiste una specie di chiusura di cervelli , una omologazione al nullismo, un adattamento alla specie irreale che rincorre con poco coraggio la libertà di giudicare la bellezza per vocazione e non il trasformismo. Cerchiamole queste veline senza preoccuparsi di dare alla tv dei volti davvero nuovi, sperimentando la capacità che esiste insieme alla bellezza sacrosanta e veritiera anche l’originalità di essere se stessi.
Inserita il 26 - 06 - 08
Fonte: Nancy Cacchiarelli
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