Chissà se Umberto Veronesi, quando era ragazzo, fra una specializzazione all’altra, se ne stava in tv, a fare il ballerino o l’ospite.
Sarebbe interessante sapere cosa guizza, a chi esercita una professione del genere, che ti trascina nel monitor, una sorte di sindrome del Dottor House, una sensazione promiscua, vuoi salvare vite umane e in più vuoi apparire.
Il dilemma della vita “essere e apparire”.
Due situazioni che vagheggiano e il più delle volte non collimano.
La puntata del Grande Fratello, del 7 aprile, ha superato il limite della realtà.
Abbiamo dato un senso artistico al GF, lo abbiamo collocato nel “neoverismo”.
A volte le parole fanno la differenza. Un format televisivo che rispecchia una fetta di concretezza, forse la parte peggiore. Un neorealismo che dovrebbe esistere in una minima parte.
Abbiamo collocato ragazzi eterogenei in una casa , gli abbiamo dati nomi e cognomi, quelli veri, e come il gioco del monopoli con i soldi falsi, li abbiamo chiamati per professioni: panettiere, operaio, modella medico, studente, bancario: attività fittizie, dichiarate ma non professate seriamente.
Giovani che per i loro 26 anni di età non possono essere chiamati avvocati o professori, perché dedicarsi all'apprendimento di una materia e vanificarsi con l’applicazione di un criterio opposto, non vuol dire essere competenti nel campo per cui si ha studiato. Essere laureati in medicina e poi desiderare di diventare soubrettina , non vuol dire essere ancora specialista nel settore , ma un ricercatore affannato di facile successo.
La professionalità di antichi mestieri nascosta da fiumi di parole e comportamenti mortificanti non serviranno per arrivare in paradiso ma solo a “Buona Domenica”.
La dottoressa Lina Carcuro, che sotto le coperte si agita, come può parlare di vite di bambini salvate e no?
Con quale criterio e con quale laurea può articolare parole giuste se il teatro è quello di un gioco che diventa sempre più insalubre, se la sceneggiata napoletana aleggia fortemente nella sua persona. Non avrebbe senso radiarla dall’albo. Continuando per questo cammino, si perderà da sola, resisterà qualche comparsata in tv, qualche particina in fiction anonime e la pressione che misurerà sarà quelle delle gomme sgonfie.
Il talento naturale e l’attitudine a un mestiere piuttosto che a un altro è una cosa seria, esercitare la professione di medico è una cosa seria, anche Wanna Marchi curava gli animi afflitti e malati ma la scienza medica è un'altra cosa.
L’importanza professionale che è stata data a questa concorrente è stata superiore a quella meritata, è un competitore uguale agli altri, con un unico comune denominatore , avere un ritorno economico scalando una montagna di sabbia che crollerà in breve tempo.
Le lacrime, forse, la porteranno alla vittoria, le moine sotto le lenzuola, faranno credere a qualcuno che si è innamorata , ma gli ospedali , la sofferenza, lasciamoli a chi ci crede veramente.
Preferisco le volontarie che salgono sull’autombulanza del 118, che mai nessuno riconoscerà per strada, magari sarebbero diventati buoni clinici ma non hanno avuto la possibilità di studiare. Preferisco che si sveglia alle sei la mattina e senza velleità, va a pulire gli uffici, e condivido chi non si affatica a studiare e direttamente atterra in tv e senza scrupoli non si spaccia per cosa non è.
Anche il reality sarebbe una cosa seria se fosse vero.
Inserita il 09 - 04 - 08
Fonte: Nancy Cacchiarelli
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